.
Annunci online

lykaios
Non ho talento, ho genio, e in questo blog basta.*


Camorra


12 gennaio 2005

Camorra.

Le origini del lemma  sono confuse, così come sono confuse le sensazioni cui la mente rimanda al suono della parola stessa, camorra; violenza, sporcizia, degrado, oppressione, paura, confusione, folla. Nel tredicesimo secolo a Cagliari un gruppo di mercenari incaricato della difesa del paese era conosciuto come  dicta de Gamurra; in Siciliano antico con camorria  si faceva riferimento al disordine, alla prepotenza. In lingua castigliana camorrear significa litigare e camorrista litigioso. In Arabo gamuria significa repubblica. La morra è un antico gioco popolare dal cui controllo clandestino la C. stessa trasse enormi profitti. Termini e culture diverse, per un qualcosa che trasse origine proprio dalla confusione, dal mischiarsi e dal sovrabbondare di corpi. La camorra infatti, come struttura organizzata  si sviluppa a partire dal sedicesimo secolo, sotto il regno degli Aragonesi, nel pieno dell’eccezionale esplosione demografica che Napoli conobbe in quei secoli, dai 40.000 abitanti del 400 ai 600.000 del 600,  una vera e propria bomba demografica con tanto di vittime: le migliaia di morti per malattie, una mortalità infantile diffusissima tra le classi sociali minori.
Figlia della demografia, la camorra ebbe come padre il malgoverno: le endemiche incapacità dimostrate dagli Aragonesi nella gestione del potere e della sicurezza permisero ai cosiddetti “compagnoni” di prosperare, gestendo la plebe con leggi e tribunali cui lo stesso popolino preferiva rivolgersi in luogo della corrotta giustizia ordinaria. I viceré spagnoli se ne servirono spesso per controllare le masse tumultuose, ”l’Annurata Suggità” com’era nota presso il popolo divenne ben presto un vero e proprio ordine conosciuto e riconosciuto ufficialmente come “Bella Società Rifurmata”, la cui principale fonte di reddito consisteva dalla tangente estorta a tutte le attività, dai postriboli ai mercati; da versarsi, fatto salvo il quarto spettante al capintesta, nella cassa comune; la polizia delegava alla C. la gestione dei casi di criminalità comune, nonché il controllo sulla pubblica sicurezza in generale. Tutto ciò che era ordine pubblico era camorra; la gestione stessa della città, del potere era legata a doppio filo alle clientele camorriste. Anche i  liberali che tramarono sotto Ferdinando secondo cercarono, in primo luogo, appoggi tra le file della camorra, perché sapevano che solo grazie all’appoggio dei compagnoni la plebaglia avrebbe ceduto alle lusinghe della rivoluzione.
Si dice che Garibaldi attraversò la Sicilia avvalendosi dell’aiuto di “picciotti” che gli permisero di non incontrare problemi lungo il cammino, quel che è invece certo è che Napoli divenne parte del regno d’Italia anche grazie all’aiuto fornito dalla longa manu camorrista.
Don Liborio Romano, il prefetto di polizia che nel 1860 consegnò Napoli e il Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, senza colpo ferir, per mantenere l’ordine e gestire il potere arruolò nelle file della Guarda Nazionale Cittadina (praticamente una milizia privata del Romano stesso, non controllata più dall’inetto regnante Francesco secondo, che pur consapevole del tradimento del Liborio, assistette invano alle manovre del prefetto, attendendo la fine del regno che di lì a poco giungerà) centinaia e centinaia di camorristi. La forza della camorra era ben nota ai piemontesi, il cui primo atto, per nome del prefetto Silvio Spaventa, fu proprio lo scioglimento della Guardia Cittadina seguito dall’arresto dei più noti esponenti della Camorra. Tutto inutile, la Camorra era ben radicata nel sistema sociale partenopeo, gli arresti non sortirono alcun effetto, Spaventa si dimise, la camorra restò. Nuove forme di gestione del potere permisero alla C. di inserirsi ancor meglio nelle vicende politiche cittadine; la struttura parlamentare offriva ampli spazi di manovra a chi era in grado di controllare migliaia di persone, le clientele filo-governative proprie di quel periodo storico erano una vera e propria manna per le attitudini e le abilità camorriste.
Praticamente dal sedicesimo secolo ad oggi la camorra ha sempre  fatto parte del tessuto sociale partenopeo, con una sola significativa eccezione: il fascismo. Il partito fascista faceva della violenza e dei soprusi la propria spina dorsale, i giovani che dovevano formare le nuove leve della criminalità organizzata preferirono iscriversi in massa al partito fascista, per poi combattere, paradossalmente, le vecchie fila della camorra, mal tollerate dal regime di Mussolini, poco propenso a dividere il potere con altri.
Oggi chi parla di criminalità organizzata tende ad assimilare, sbagliando, tutta la criminalità organizzata ad un unicum condiviso, non distinguendo molto tra mafia, camorra,  ndrangheta.
E un facile errore che non permette di comprendere le specifiche proprie del fenomeno camorrista; un inadeguata comprensione del fenomeno è alla base dei molti errori commessi dalle istituzioni nel corso dei vari tentativi progettati con più o meno incerta convinzione  per sradicare il fenomeno dal territorio. La mafia, oggi, sempre più prescinde da un controllo capillare del territorio,  districa le proprie trame, secondo gli analisti, attraverso una gestione virtuale e non più fondata sulla presenza massiccia e militare sul terreno; il vecchio capomandamento, tanto per intenderci, è oggi un manager preposto al controllo dei subappalti di un determinato territorio, non più un semplice capobanda. La camorra invece tuttora fa del controllo e della gestione militare del territorio la propria prima risorsa primaria. Interi quartieri dell’hinterland napoletano sono ancora oggi gestiti dalla manodopera criminale. Il quartiere di Scampia è oggi sotto i riflettori di tutta l’opinione pubblica italiana, e non solo italiana. Bene, se oggi voi decideste di “visitare” Scampia, per vedere con i vostri occhi  le ormai famose piazze destinate allo spaccio ed al consumo di droga, appena entrati nel quartiere verreste avvicinati da due o tre motorini i cui conducenti, giovani incensurati senza precedenti penali che uscirebbero incolumi da eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine che pur pattugliano il quartiere,  gentilmente vi inviterebbero ad andare via, alludendo a quello che potrebbe capitarvi. Parliamo di un vero e proprio impero finanziario che conta più di 111 famiglie, 4000 impiegati a tempo pieno, ed un indotto occupazionale due volte superiore. E stato calcolato che la sola Scampia frutta, al clan che la controlla, un minimo di 15 milioni di euro al mese, ricavati esclusivamente dal mercato della droga, cui si devono assommare gli introiti del racket della prostituzione, il ricavato delle estorsioni, della vendita di armi, le tangenti sugli appalti, e via dicendo. Coloro che abitano ai primi piani dei palazzi di Scampia prendono una diaria giornaliera per tenere chiuse le finestre; ci sono simpatiche vecchiette affacciate alle finestre che danno sulle principali piazze dello spaccio locale che prendono una paga giornaliera per fornire, a chi ne avesse bisogno, siringhe nuove, fazzoletti puliti, lacci emostatici, tutto il necessaire per lo spaccio ed il consumo. Le vie dove risiedono i boss, ovunque siano situate, anche nel cuore bene della città, sono sorvegliate  da sensori e telecamere controllate 24 ore su 24 da fidi guardiani, le strade sono ostruite da blocchi di pietra, le abitazioni circondate da palizzate in ferro e cemento armato, il tutto per evitare attacchi da boss rivali, o improvvisi blitz delle forze dell’ordine.
Questa è la camorra; sono i “bravi cittadini” che durante i blitz lanciano contro le forze dell’ordine dalle finestre dei rispettivi appartamenti oggetti contundenti, dai televisori alle pietre; sono le centinaia di donne che improvvisamente scendono in piazza per impedire l’arresto dei loro mariti, sono quelle stesse donne che, come riportano le intercettazioni ambientali, si organizzano tra loro per festeggiare a base di caviale e champagne l’uccisione del boss rivale, sono le carceri ove coloro che intendono collaborare, pur se in isolamento, ricevono visite non autorizzate da parte dei loro stessi parenti che li supplicano o li minacciano, a seconda dei casi.
Questa è la camorra, una cultura, un modo di vivere, di pensare, che segna, pur in forme diverse, il territorio da secoli, che induce ad uccidere per un motorino, due pezzi di metallo che al mercato nero dei ricambi varranno si e no 200, 300 euro, o uno sguardo, lesivo dell’onore del giovane yuppie camorrista, che investe tutto sul proprio prestigio.
La si può combattere, si può contrastare un fenomeno criminoso così complesso, tanto radicato da risultare naturale, inevitabile, quasi ovvio,  sia per vittime che tacciono la loro vergogna, che per i carnefici, si può ?
Io credo di si, ma occorre qualcosa in più rispetto alle parole di circostanza, ormai macabre almeno quanto le circostanze di cui sono figlie.
Occorrono poderosi investimenti, e quelli, volendo, si trovano.
Servono piani, strategie e metodologie di lotta da mettere a disposizione degli inquirenti, e quelli, volendo, si creano.
Servono leggi che garantiscano la certezza della pena, e quelle, volendo, si possono promulgare.
Servono centinaia di uomini delle forze di sicurezza da stanziare sul territorio, per anni, non mesi, e, sempre volendo, se occorre sacrificando qualcosa, anche quelli si trovano.
Occorre qualcos’altro, che fino ad ora nessun’istituzione, nazionale o regionale ha mai trovato: il coraggio, il coraggio d’iniziare una vera e propria guerra, per sradicare una mentalità insita nel territorio da secoli, per conquistare col diritto una giurisdizione, metro per metro, per iniziare una battaglia che durerà un decennio, il coraggio e l’onestà per confessare che ci saranno ancora morti, tanti, più di adesso,  anzi, più di prima, si spera meno per domani.
C’è un unico modo per vincere una guerra, ed è combatterla.




permalink | inviato da il 12/1/2005 alle 18:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (39) | Versione per la stampa
sfoglia           
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Caro Direttore
Camorra

VAI A VEDERE


1.   Aldo Torchiaro
2.   Bazarov
3.   Circonferenza
4.   Emmebi
5.   Francesco Nardi
6.   Giovani Tromboni
7.   Golem
8.   Insolita Commedia
9.   Instablog
10. Krillix
11. Leibniz
12. Lykaios (aggiorna)
13. Mario Adinolfi
14. Milton
15. New
16. Nicola Dell'Arciprete
17. Pfaall
18. ProfessioneSpia
19. Raccoon
20. RadioWeblog
21. Sabbath
22. Smog
23. Tantorumorepernulla
24. Ukase
25. . LinkInAggiornamento


Sono un lupo solitario,
è ovvio e
conseguente;
Siete un branco
di stronzi.





Feed Aggregazioni e
Porcheriole varie



RadicalFeeds
Blog Italiani
Blogorama
Che palle sto blog, meglio cercare un sito porno, va
Il mio Lebensraum
Blogrollami
Subscrive whit Bloglines
Blog Aggregator 3.0 - The Filter
Io un platypus tu una platipussy














Nota dell'editore
Questo Blog rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato con la cazzo di perodicità che gira all'autore/editore (io) e perché così ho deciso (sempre io).
Può, visto l'autore e i contenuti, considerarsi il più bel prodotto editoriale che tu abbia mai visto, ai sensi della legge n.62 del 7.3.2001 o di quel che ti pare.



* Citazione volgarizzata e rimasticata tratta
da un romanzo di
Rex Stout


CERCA